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recuperare un castagneto

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  • recuperare un castagneto

    Salve a tutti,

    un mio amico ha un vecchio castagneto di circa un ettaro.
    Attualmente vi sono alberi vecchi, con molti polloni,
    talvolta molto alti e anche malati di cancro.

    Gli hanno proposto di intervenire radicalmente tagliando tutto
    eccetto pochi polloni giovani che poi verrebbero innestati.

    Il legno sarebbe usato per ricavare paleria, tavole da stagionare
    e ovviamente legna da ardere.

    Vi chiederei, quali sono in generale gli interventi da fare per recuperarlo in modo da ricavarne poche (ma buone) castagne per uso privato.

    In quale stagione vanno fatti gli interventi e con quale sequenza.

    Infine quanto vale il legno ricavato a seconda dell'uso finale.
    Grazie in anticipo.

  • #2
    Allora 555 ti rispondo io, ho interpellato mio zio che abita in montagna e mi ha detto che prima di abbattere piante è meglio fare un bel sopralluogo per vedere se effettivamente c'è la necessità di abbatere o semplicemente di curare. La qualità che dà una pianta vecchia quella giovane non te la dà!! Se la pianta non è troppo ammalata si può ricorrere a una bella pulizia della pianta e curare le parti ammalate di cancro. Se la pianta è seriamente compromessa allora bisogna abbattere. Il periodo migliore è adesso (per l'abbattimento). L'innesto si và a marzo visto che i polloni di solito si innestano a corona. Per il prezzo del legname dipende molto dal mercato locale.
    Tosi Alessandro

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    • #3
      salve . faccio il potatore di piante d'alto fusto ,in particolar modo castagni da più di 10 anni.
      bisogna verificare le condizioni delle piante e quante di esse siano innestate ,in seguito se rimangono un pò di piante recuperabili si elimina tutto il ceduo attorno e i castagni selvatici cresciuti spontaneamente e quindi si può eseguire la potatura della piante eliminando i rami secchi e attaccati dal cancro del castagno. nel pulire il castagneto si possono lasciare qualche selvatico fino all'altezza di un metro e in primavera innestarlo. ciAO riccardo

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      • #4
        "al mio paese"la locale comunità montana sta tentando il recupero di vecchi castagneti.
        Esperti potatori(non con ironia)sono intervenuti con tagli di cura.
        Il risultato,perlomeno nel castagneto che andrò a gestire,e che si è ricavata solo della pessima legna da ardere.
        Ad un corso organizzato dalla stessa comunita mi spiegarono che piu o meno una pianta attaccata da cancro si recupera raramente,quindi taglio a raso e successivo innesto sui polloni.
        Se si tratta di alberi di interesse storico si puo tentare il tutto per tutto,su un castagneto da frutto a mio avviso non vale la pena potare,il rischio di vanificare il lavoro e doverlo poi ripetere è alto.
        P.S. Riccardo,abiti in trentino per caso?

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        • #5
          per lazadruga. sì sono del trentino ( e tu di dove)e opero con i miei soci principalmente in trentino alto adige e lombardia. chiaro che se il castagneto è messo male e si punta solo alla produzione è meglio abbattere tutto (il mucchio di legna pessima è garantito lo stesso). comunque anche la coltivazione di un nuovo impianto, specialmente se intorno ci sono altre piante malate sia selvatiche che innestate porta spesso a rami secchi e morie.

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          • #6
            Ciao, ti porto l’esperienza mia e quella della nostra comunità montana, dove per alcuni anni sono stati realizzati forti investimenti per il recupero dei castagneti da frutto.
            Da noi i castagneti sono composti esclusivamente da piante plurisecolari, pertanto si è incentivata la potatura in quanto le piante hanno carattere di “monumentalità”; tuttavia l’incidenza del cancro corticale e in misura minore, di mal dell’inchiostro su alcune piante ha di fatto portato a delle vere e proprie capitozzature degli alberi, con il risultato di avere poi una notevole affastellatura dei ricacci. Ad una prima potatura sarebbe quindi stato necessario provvedere a un successivo sfoltimento, cosa che, soprattutto per chi si era rivolto a tree-climbers, non è stata più effettuata, a causa dei costi di potatura non più coperti dal contributo. Ho potato le mie piante cercando di eliminare principalmente il secco e le branche minori che presentavano cancri virulenti, senza però potare drasticamente le branche maggiori, con il risultato di non perdere la produzione negli anni successivi ed avere meno problemi con i ricacci, soprattutto quelli basali, sotto al punto d’innesto. Per contro, la non completa eliminazione di alcune branche con aree intaccate da cancri virulenti ti espone a rischi di successivo disseccamento (considera che la reazione vegetativa della pianta spesso contrasta la cerchiatura completa dei rami da parte del cancro, comunque si tratta di re-intervenire in modo localizzato e la cosa è affrontabile).
            Tuttavia, con il senno di poi e cercando di considerare la produttività dell’impianto, su grandi superfici è meglio potare solo le piante che manterranno i requisiti di monumentalità anche dopo la potatura (escludendo quindi i “totem”….). per il resto, dagli esemplari innestati messi peggio.. legna da ardere e dalle eventuali ceppaie presenti nel terreno paleria (circa 1,80 €/ml per assortimenti scortecciati).
            Se puoi cerca di razionalizzare l’impianto con nuove piantine innestate, disposte con sesti il più regolari possibile, innesta senz’altro alcuni polloni ma sui ricacci delle vaie ceppaie …irrora con il diserbante.
            Tieni presente che comunque un castagneto non sarà mai un vero e proprio impianto specializzato, le piante hanno taglie troppo grandi, ma almeno ti lasci la possibilità di entrare con dei mezzi e nondover fare lo slalom!

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            • #7
              Ciao a tutti, mi sono ritrovato nella necessità di recuperare un castagneto di circa 2 ettari sottoposto a taglio circa 2 anni fa. Ho letto i post precedenti ma avrei bisogno di alcuni chiarimentie sarei molto grato a chiunque potesse darmi un qualche cosiglio.
              Il terreno è circondato da altro bosco (prevalentemente di castagno e robinia) ed è abbastanza scosceso (non è raggiungibile ovunque con il trattore e, dove questo è possibile, è necessaria la doppia trazione inserita).
              Nel corso degli ultimi due anni dalle ceppaie sono partiti centinaia di polloni che presentano in gran parte dei casi, vasti essiccamenti, colorazioni anomale e altre amenità che mi hanno fatto pensare al cancro della corteccia. Oltre a ciò sono nate spontaneamente centinaia di piantine di castagno, ontano e robinia (e qualche maledetto rovo..).

              Che tipo di selezione devo fare sulle ceppaie? Quanti polloni (dritti e non malati) devo tenere? Ci sono dei trattamenti per limitare la diffusione della malattia? Cosa faccio delle parti malate (lascio tutto lì, cippo e porto via?).

              A quale distanza da una ceppaia faccio crescere gli altri alberi per evitare che si diano fastidio tra loro e si passino la malattia?

              Grazie, Alberto

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              • #8
                cosa vuoi fare del bosco. legna ? castagne ? se vuoi ripristinare il castagneto per produre frutti, devi ripulire tutte le piante estranee e i rovi, lasci le piante innestate. queste vanno potate. sulle ceppaie tagliate qulalche anno fa lasci alcuni polloni, i più sani e diritti . questi se trovi delle marze ( adesso è ancora tempo per innestare ma le marze dovrebbero essere gia raccolte). innestane 3/4 per ceppaia, ci penseranno le avversita a fare selezione. sugli innesti usa - cerafix plus- è una cera contenente del fungicida che limita l'infezione del cancro del castagno . altri trattamenti per contenere il cancro del castagno non cè nè sono. comunque in molte zone si è diffuso il ceppo ipovirulento, lo puoi notare nelle piante colpite da molto tempo che convivono con questa avversita senza grossi danni. ti conviene farne una parte del bosco alla volta e farla bene, nel mentre fai esperienza. ciao riccardo

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                • #9
                  Ciao, in realtà mi piacerebbe andare su una via di mezzo: di legna ne ho a sufficienza per almeno 5 anni (3 se piazzo anche una caldaia a legna in casa) mentre la produzione di castagne è sconsigliata anche se ne sono ghiotto, perchè ci sono stormi di "avvoltoi e piattole" (come li chiamo io) che usano l'aspirapolvere per raccogliere il raccoglibile..
                  Lasciare il bosco a sè stesso non mi pare una grande idea, i rovi dalle mie parti crescono benissimo e hanno la spiacevole tendenza a tirare giù gli alberi giovani e formare un bel tappeto alto 2-3 metri. Questo è successo su un terreno molto più piccolo e la fatica per ripulirlo me la ricordo ancora ().

                  I rami malati è meglio portarli via? o influisce poco sulla diffusione?
                  Cmq vedrò di seguire i tuoi consigli ed andare a tappeto.
                  Grazie mille.

                  Alberto

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                  • #10
                    i rami e la legna infetta sarebbe meglio asportarli. ma è un grande lavoro e pochi lo fanno. la ramaglia se il terreno lo consente puoi trinciarla con una martellante attaccata ad un trattore. la legna grossa molti la spaccano e la lasciano sotto la pioggia per un paio di anni in modo che si dilavi un pò il tannino e cosi bruci meglio . ciao riccardo

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                    • #11
                      Originalmente inviato da rimazza
                      i rami e la legna infetta sarebbe meglio asportarli. ma è un grande lavoro e pochi lo fanno. la ramaglia se il terreno lo consente puoi trinciarla con una martellante attaccata ad un trattore. la legna grossa molti la spaccano e la lasciano sotto la pioggia per un paio di anni in modo che si dilavi un pò il tannino e cosi bruci meglio . ciao riccardo
                      Per martellante intendi una tricia a martelli? o è un atrezzo diverso? (scusate l'ignoranza)

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                      • #12
                        Io su i castegneti ho poca esperienza ma da quel che ho letto mi permetto di dire la mia:

                        se è presente il mal dell'inchiostro o il cancro colorato con i tagli bisogna andarci cauti, in quanto a volte un taglio curativo fatto in modo non appropriato rovina in modo irreversibile un bel soprassuolo.

                        dunque è da distinguere subito l'aggrssività del patogeno (leggasi ceppo virulento o ceppo ipovirulento), nel primo caso il taglio a scelta delle piante più colpite e forte vettore di diffusione è d'obbligo con le modalità e le accortezze atte a ridurre la possibilità dio inoculo del fungo. quindi tagli in condizioni ambientale di stress per i funghi in generale e nel periodo del ciclo riproduttivo caratterizzato da una bassissima differenziazione di strutture miceliali di diffusione (in parole povere nei periodi di bassa umidità atmosferica e in assenza di precipitazioni con temperature basse ma non da gelate improvvise).
                        Se parliamo di ceppo ipovirulento purtroppo il patogeno è da conservare nel popolamento in quanto nei successivi cicli sessuali del fungo, con la mescolanza dei caratteri e degli sporangi si tende ad abbassare la virulenza del patogeno e a lungo andare si rende meno incisiva l'azione negativa sulla pianta.
                        a questo punto i tagli nel bosco devono essere localizzati in base ad un'analisi che per iscritto avrebbe poco senso ma due parole aiutano. tutto il materiale di potatura, taglio di curazione, residui di lavorazione deve essere portato via dal bosco assolutamente; raccolto in centri destinati al materiale vegetale infetto o bruciati immediatamente ma non nel bosco (vedi Legge n. 353/2000).
                        per quanto concerne i reimpianti o reinnesti io li demanderei a zone abbastanza consistente del bosco (tipo 5000 mq e più) facendo sempre attenzione alla normativa forestale della regione di appartenenza.
                        dove possibile si auspica una lavorazione del terreno localizzata al sesto 1 X 1, tale quadrato accoglierà gli astoni, su vaste aree è consigliabile l'inerbimento controllato e possibilmente opzioni alternative adeguate all'uso di principi attivi contro patogeni da post impianto dovuti allo stress.
                        l'attecchimento dell'apparato radicale senza dubbio meriterebbe un aiuto organico adeguato ma anche un apporto minerale farebbe egregiamente il suo dovere, occhio però all'orientamento produttivo della zona di appartenenza e la legislazione regionale.
                        non ci sono grosse raccomandazioni, dove c'era castagno "il ristoppio" non crea problemi l'unica accortezza è l'epoca degli interventi di allevamento e correzione più idonea.
                        certo è difficile da interpretare quando fare e cosa fare ma usando il buon senso dell'agricoltore antico o del boscaiolo vissuto non si fanno azioni compromettenti.
                        tagli lontano dalle gelate più forti, asportazione del prodotto infetto, lavorazione del materiale di risulta lontano dal bosco, disinfezione degli utensili se non differenziazione tra motoseghe per tagli infetti e per prodotti sani, concimazioni adeguate soprattutto per scongiurare la ferza in quella stazione ove se ne ha memoria storica e poi ogni luogo ha storia a se difficile da ricondurre a una fattispecie multimediale.
                        con le cosiderazioni sopra dette ho proposto alcuni interventi di massima a mente ricordati mi riservo di aggiungere altro.

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                        • #13
                          Per alberto. si intendo una trincia a martelli.

                          Per Cristian . scusa l'ortografia ma non riesco a scrivere come tè. di esperienza sui castagni pero nè ho molta. sono 15 anni che faccio potature di castagni dal piemonte al friuli e fino sugli appenini. ho visto molti castagneti con molti proprietari più e meno diligenti. chiaro che asportare tutto il materiale è sempre meglio. pero abbiamo potati dei castagneti più volte perche il cancro della corteccia progrediva lo stesso nonostante fossero messi in mezzo a un prato. altre piante singole in mezzo a una foresta di selvatici molto dannegiati dal cancro si riprendevano bene. la propagazione della malattia non è sempre proporzionale al potenziale inoculo. come ho gia scritto sopra l'importante è : potare a vegetazione ferma , eseguire dei tagli corretti senza scosciature. abbiamo fatto delle prove sulla disinfezione dei tagli.se vengono rispettate le due condizioni di prima , non si nota la differenza se disinfettato (olio di lino ,verde rame, cere, cere con fungicida )ho se lasciato libero di cicatrizzare senza nessun prodotto. da notare che molte volte su piante gravemente colpite non si pùo togliere del tutto la malattia altrimenti si rimmarebbe solo con il tronco, con conseguenze peggiori. questo e solo frutto della mia esperienza , di scuola nè ho fatta poca. ciao riccardo

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                          • #14
                            Grazie per i suggerimenti. Ho l'impressione che con l'intervento di 2 settimane fa ho chiuso con la potatura (finito si e no il 35% delle ceppaie), con le temperature e la luce attuali sarà partito tutto. I rovi purtroppo sono partiti già da un bel pezzo .

                            2 ulteriori domandine: i rami già colpiti da vaste necrosi o quelli secchi posso asportarli anche se alla base sono ancora verdi (almeno all'apparenza esteriore)? è sufficiente l'alcool denaturato per disinfettare o è meglio una fiammella?

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                            • #15
                              ciao riccardo io non ho la tua esperienza e ti faccio i complimenti, semi permetti, perchè intervenire in una fascia territoriale così vasta e diversificata non è cosa da poco.
                              per tornare al castagno mi trovi d'accordo sulla flessibilità della malattia, non a caso mi son parato dicendo che la fattispecie riconducibile non esiste per fortuna (se così non fosse la natura si metterebbe tranquillamente su un file excel e giù di statistica) sicuramente la cosa migliore è quella che fai tu ossia interpretare la stazione e capire pianta e malattia.
                              certo si deve considerare che la pianta isolata non si trova in un popolamento e quindi più suscettibile alla malattia nonostante i tagli curativi.
                              è da valutare anche il fatto che per eseguire un intervento a regola d'arte servono soldi e spesso chi richiede la prestazione esige economia e produtività quindi molte prassi non vengono prese in considerazione, poi giustamnete tu mi farai notare l'importanza della stazione come orografia e quindi il tuo giusto riscontro e valutazione in merito alle operazioni necessarie e quelle tralasciabili.
                              ti vorrei chiedere in riferimento alla tua esperienza: in un castagneto da frutto con cancro colorato e mal dell'inchiostro al 90% in una stazione esposta a nord ovest intorno ai 500 550 m slm suoli bruni tipici di bosco medio appennino versante tirrenico 15% di pendenza di media come intervieni? grazie

                              Originalmente inviato da rimazza
                              Per Cristian . scusa l'ortografia ma non riesco a scrivere come tè. di esperienza sui castagni pero nè ho molta. sono 15 anni che faccio potature di castagni dal piemonte al friuli e fino sugli appenini. ho visto molti castagneti con molti proprietari più e meno diligenti. chiaro che asportare tutto il materiale è sempre meglio. pero abbiamo potati dei castagneti più volte perche il cancro della corteccia progrediva lo stesso nonostante fossero messi in mezzo a un prato. altre piante singole in mezzo a una foresta di selvatici molto dannegiati dal cancro si riprendevano bene. la propagazione della malattia non è sempre proporzionale al potenziale inoculo. come ho gia scritto sopra l'importante è : potare a vegetazione ferma , eseguire dei tagli corretti senza scosciature. abbiamo fatto delle prove sulla disinfezione dei tagli.se vengono rispettate le due condizioni di prima , non si nota la differenza se disinfettato (olio di lino ,verde rame, cere, cere con fungicida )ho se lasciato libero di cicatrizzare senza nessun prodotto. da notare che molte volte su piante gravemente colpite non si pùo togliere del tutto la malattia altrimenti si rimmarebbe solo con il tronco, con conseguenze peggiori. questo e solo frutto della mia esperienza , di scuola nè ho fatta poca. ciao riccardo

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                              • #16
                                per cristian. per prima cosa, mal del inchiostro fortunatamente nè ho visto poco. la situazione che mi esponi tu mi dice poco. tutto dipende dalle condizioni. é gia un castagneto ? è un nuovo impianto ? se ci sono gia piante bisogna vedere le loro condizioni e da li interpretarle. ripulire le piante estranee, potare, concimare, irrigare, innestare.allevare. tante volte basta guardarsi in giro ho parlare con i contadini del posto per partire con il piede giusto. allego due foto di un castagno monumentale, purtoppo il cancro corticale qui aveva fatto strage, ho cercato di lasciare tutti i rami possibili anche se infetti. ma non è risultato un bel lavoro. ciao riccardo

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                                • #17
                                  Originalmente inviato da cristian
                                  ti vorrei chiedere in riferimento alla tua esperienza: in un castagneto da frutto con cancro colorato e mal dell'inchiostro al 90% in una stazione esposta a nord ovest intorno ai 500 550 m slm suoli bruni tipici di bosco medio appennino versante tirrenico 15% di pendenza di media come intervieni? grazie
                                  Scusate se mi intrometto, sono un semplice appassionato.
                                  Ciao Rimazza ci siamo già conosciuti in Garfagnana.
                                  Cristian, secondo me conviene comprar un appezzamento da un'altra parte.
                                  Magari a sud est e con un bel terreno acclive e drenante, senza strade che lo intersechino e sui 700 m slm. Cultivar del luogo ovviamente e mai monocultivar.
                                  In caso di mal dell'inchiostro c'è poco da fare:
                                  Potatura che stimoli una maggiore vigoria radicale
                                  maggior drenaggio del terreno attorno alla pianta
                                  concimazione ed areazione alla base
                                  pregare gli gnomi della foresta
                                  sperare in più fondi alle università affinchè i forestali che fanno ricerca tirino fuori un "vaccino" utilizzando l'avanzato studio del genoma delle piante.
                                  Cancro colorato o cancro maligno altrettanto
                                  con l'accortezza come dicevi tu di asportare tutti i rami malati o meglio bruciarli, superficialmente almeno.
                                  Saluti

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